Nel prossimo Consiglio dei Ministri il ddl #CantiereAmbiente.

Nel prossimo Consiglio dei Ministri il ddl #CantiereAmbiente.

'Nel prossimo Consiglio dei Ministri il ddl #CantiereAmbiente.'

Nell'ambito della difesa del suolo riveste sostanziale importanza l'attività di mitigazione e prevenzione del dissesto idrogeologico connesso all'instabilità dei versanti, dovuta a particolari aspetti geologici e geomorfologici di questi, o di corsi fluviali in conseguenza di particolari condizioni ambientali, condizioni atmosferiche meteorologiche e climatiche che interessano le acque piovane e il loro ciclo idrologico una volta cadute al suolo, con possibili conseguenze sull'incolumità della popolazione e sulla sicurezza delle infrastrutture e del patrimonio ambientale e culturale. L’Italia è uno dei Paesi col maggiore livello di rischio idrogeologico: il 24% del territorio nazionale è a rischio idraulico, il 19,9% a rischio frana.

La mitigazione del rischio idrogeologico è “Una politica delle buone intenzioni sempre enunciata e mai praticata” afferma il Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, Armando Zambrano, intervenuto nei giorni scorsi al convegno: “La tempesta Vaia: il modello veneto di mitigazione del rischio e gestione delle emergenze”, tenutosi a Belluno, organizzato dal CNI e dall’Ordine degli ingegneri della provincia veneta; questo è un nuovo appello ad innalzare l’attenzione sul rischio idrogeologico. “In materia di mitigazione del rischio idrogeologico – spiega il presidente Armando Zambrano – il Paese ha quasi sempre registrato un forte scarto tra enunciazione di politiche di intervento nelle aree a rischio e capacità di investimento per la messa in sicurezza dei singoli territori. Il livello di attenzione di tutta la classe politica è stato, negli anni, fortemente discontinuo con livelli di investimento che in quasi tutto il territorio non sono mai stati all’altezza del livello di rischio e soprattutto delle buone intenzioni spesso enunciate”. “Oltre alla prevenzione – aggiunge Zambrano – serve anche un metodo di intervento sul territorio. Non è sufficiente agire in emergenza e non lo è neanche disporre di risorse da investire in opere di mitigazione del rischio: serve invece un’opera costante di monitoraggio delle aree a rischio e approntare un’attività di manutenzione costante nel tempo delle stesse opere finalizzate alla manutenzione. Serve in sostanza conoscenza e tecnica ingegneristica ma anche un metodo di applicazione di questa tecnica sul territorio. Si tratta ovviamente di scelte di tipo politico che il CNI sente di dover proporre ai propri interlocutori.”

Il dato che testimonia la realtà cui fa riferimento Zambrano è quello relativo alla spesa, sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo. Secondo i dati raccolti del Centro Studi CNI, dai primi anni 2000 ad oggi, l’incidenza degli investimenti pubblici per “la tutela dell’ambiente e la difesa del suolo” sui principali investimenti in opere pubbliche, anziché aumentare si è ridotta: nel 2000 si attestava a 2,3 miliardi di euro, mentre nel 2016 (ultimo dato disponibile) è stata pari a 2 miliardi. Difficile pensare, sulla base dei dati del CNI, che nell’ambito delle politiche pubbliche la mitigazione del rischio abbia rappresentato una priorità. Si è intervenuti per lo più in fasi di emergenza, con interventi estemporanei, con interventi di difesa del suolo finanziati direttamente attraverso programmi gestiti dal Ministero dell’Ambiente.

Tuttavia nel prossimo Consiglio dei Ministri, il Governo dovrebbe approvare un il Disegno di legge “#CantiereAmbiente” recante disposizioni per la mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio. Lo schema del disegno di legge contiene misure di razionalizzazione, semplificazione e riordino in materia di salvaguardia del territorio, si vuole intervenire sui processi di governo delle mitigazioni del rischio idrogeologico. In particolare, si vuole innovare lo scenario normativo attuale, modificando le disposizioni già previste in materia commissariale al fine di garantire il coordinamento e la realizzazione degli interventi funzionali ad assicurare la salvaguardia del territorio e la prevenzione dei rischi e delle emergenze. Nel dettaglio, l'articolo 1 del disegno di legge riorganizza il metodo di programmazione degli interventi attribuendo ai Presidenti di regioni, quali commissari contro il dissesto idrogeologico ai sensi dell'articolo 10, comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, il compito di predisporre un Programma d'azione triennale. Tale Programma deve essere realizzato in coerenza con i piani distrettuali di bacino e deve essere articolato per piani stralci annuali, così da presentarsi come uno strumento flessibile, ed è volto ad individuare gli interventi puntuali da porre in essere, secondo una precisa cadenza temporale, nonché le relative risorse. L'articolo contiene, inoltre, un elenco dettagliato volto a specificare quali attività costituiscono interventi di mitigazione del rischio idrogeologico e di salvaguardia del territorio e possono, quindi, essere ricomprese nell'ambito del Programma d'azione triennale.

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