Architettura del vino: la nuova Cantina del Bruciato.

Architettura del vino: la nuova Cantina del Bruciato.

'Architettura del vino: la nuova Cantina del Bruciato.'

Il progetto, situato in una delle zone di Italia con la maggior produzione del vino, Bolgheri, ha puntato alla costruzione di una nuova cantina ed alla riqualificazione di un capannone esistente per farne il nuovo centro aziendale per la Tenuta di Guado al Tasso di proprietà della famiglia Antinori. Il progetto nell’Alta Maremma della DOC di Bolgheri (Castagneto Carducci, Livorno) porta la firma di asv3-officina di architettura. La tenuta si estende su una superficie di 1.000 ettari di cui 320 coltivati a vigne. Da qui provengono le uve che vengono lavorate nella nuova cantina, voluta in affiancamento di quella storica. L’idea è di dare maggiore spazio alla produzione di Bruciato, Vermentino, Scalabrone e Cont’Ugo, lasciando invece alla vecchia Guado al Tasso e Matarocchio.

L’intervento si estende all’interno della ragguardevole superficie di 6.000 mq, completato con un investimento di 12 milioni di euro al termine di un processo avviato nel 2016. Il sito, a solo un chilometro dal mare, ha un orografia pianeggiante e il progetto, viste le grandi dimensioni e l’esigenza di costruire fuori terra, si è dovuto da subito confrontare con il paesaggio e l’integrazione con esso. La progettazione di dune ricche di vegetazione mediterranea, elemento tipico del territorio, mitigano l’impatto visivo dell’intervento. La nuova cantina è stata costruita accanto a una preesistenza. Il progetto sfrutta questa caratteristica, e trasforma i locali di servizio alla produzione con la mensa per i dipendenti, realizzando un edificio rettangolare parzialmente interrato. Una scelta che in parte mitiga la presenza nel connotato paesaggio collinare vitivinicolo. Ma che serve anche per dare ai processi di vinificazione e conservazione del vino ambienti che, limitati nello scavo da una falda acquifera troppo alta, siano il più possibile idonei ed energeticamente efficienti.

All’interno, la distribuzione delle superfici dei locali sono interamente funzionali alle fasi del processo di vinificazione,le altezze dei locali dipendono, quindi, dal contenuto dei diversi locali. I maggiori metri quadrati sono occupati dall’area di fermentazione; le alte vasche richiedono maggiori altezze chiuse da una copertura a shed. Questa serve per portare all’interno la luce necessaria, e dalla buia barricaia, che, collegate dalla più ridotta area dell’imbottigliamento, circondano l’unico spazio aperto, il piazzale in cui le uve vengono ricevute e sottoposte al primo trattamento. Il volume della cantina, riprendendo le tematiche industriali di serialità, è pensato come un oggetto modulare a shed lungo l’asse longitudinale con un passo di 5 m a campata che trova in facciata una forte articolazione attraverso un rivestimento sfaccettato, una “corazza” in lamiera forata. L’involucro è costituito dalla successione di elementi modulari tridimensionali in lamiere microforate in zinco titanio tutti diversi. Questi circondano e proteggono il volume interno, sulle cui pareti, caratterizzate da pacchetti ad alta inerzia termica, si alternano parti aperte, la cui trasparenza è data da infissi in policarbonato, e parti chiuse. Le scelte per l’involucro esterno da una parte diventano elemento di definizione di un’architettura che deve integrarsi con un paesaggio in cui la Cantina si appoggia come fosse un grande masso; dall’altra impostano uno schermo che crea ombra e permette la circolazione dell’aria e la dissipazione del calore. In questo modo è possibile raffreddare passivamente un edificio. Necessità fondamentale durante la vendemmia e costantemente nella barricaia. Mantenere correttamente le temperature può impattare non poco sui costi di gestione.

La nuova Cantina del Bruciato di Bolgheri nasce per essere un luogo di produzione del vino non aperto al pubblico.

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