[Misfit]fit, un progetto tra brutalismo e tradizione

[Misfit]fit, un progetto tra brutalismo e tradizione

'[Misfit]fit, un progetto tra brutalismo e tradizione'
[Misfit]fit, un progetto tra brutalismo e tradizione

L’opera di Batay-Csorba Architects porta a Toronto una nuova idea dell’uso del calcestruzzo non dimenticando la storia della città.

Si trova nell’ex quartiere industriale del Liberty Village di Toronto e fa parte di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area. Rivoluziona l’idea del calcestruzzo prefabbricato, emblema dell’architettura della città, riportando l’idea comune dei palazzi per uffici verso una nuova dimensione.

Il progetto di Batay-Csorba Architects tenta di risolvere la vexata quaestio sulla dicotomia tra integrazione o astrazione dal contesto attraverso una superficie continua e modulata e proponendo un’estetica che esula dall’ ordinario edificio a vetrate continue.

“È il momento giusto per rilanciare questo progetto, imparando dalla ricezione e dalla lettura dei metodi del passato, ed esplorando nuove strade per sfruttare ancora una volta la vivacità del calcestruzzo e l'efficacia della produzione di massa.”

Realizzato su una superfice di circa 3000 metri quadrati prevede sei piani , di cui il primo ad uso commerciale, quelli intermedi per uffici e l’ultimo presenta due sale per conferenze ed un patio scoperto. La superficie della facciata, la cui continuità è data dallo stesso materiale impiegato e dalla modularità delle aperture, si increspa come se fosse scolpita dalla luce, creando dei giochi d’ombra che movimentano sensibilmente il prospetto. Nonostante la vocazione al prefabbricato, la soluzione tecnologica impiegata è complessa, i pannelli prefabbricati che compongono la facciata presentano le aperture già integrate e la continuità deve essere garantita necessariamente una volta che questi vengono affiancati gli uni agli altri.

Tentando di superare la mera reiterazione di un modello i pannelli lavorano secondo tre principi: discontinuità, aggregazione e ripetizione . La matrice è caratterizzata da due pannelli principali suddivisi a loro volta in sei sub-pannelli. Tale sistemazione permette una lettura globale e contemporaneamente è individuabile l’indipendenza dei singoli pannelli, ancora più evidente nella soluzione d’angolo che vede l’interruzione brusca dei singoli pannelli. Questi ultimi sono ancorati ai solai dell’edificio con staffe metalliche.

Il progetto che ha ottenuto la Menzione d'onore 2018 P/A Awards , viene poi così descritto da Batay-Csorba Architects : “Questo processo rompe decisamente con la strategia tradizionale della ripetizione e dell'omogeneità nel progetto prefabbricato, così come con la pratica parametrica contemporanea delle superfici continue, che perseguono l'accostamento perfetto e producono il volume monolitico. Qui, le caratteristiche imperfette e tenui del disadattato producono nuovi effetti percettivi, formali e spaziali.”

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